First impressions of India

Jaipur airport, 15 settembre 2012, ore 19,45. All’uscita ci aspetta un uomo con un cartello con scritto “barefoot college”. Ci dice di aspettarlo più avanti. Ci spostiamo dove ci aveva indicato e poco dopo si ferma davanti a noi un grande pulmino. Facciamo per caricare i bagagli quando l’uomo col cartello ci chiama da una jeep dall’altro lato della strada. Stavamo per sbagliare pulmino! Imbarazzati prendiamo le nostre valigie e andiamo da lui.

Cerchiamo di presentarci, in inglese, in italiano e a gesti, ma l’uomo dice di non capire e comincia a guidare. Accende la radio, una  soave voce femminile ci accompagna per i sobborghi di Jaipur. Finalmente ci sentiamo in India.

Sobborghi di Jaipur. Ad ogni incrocio l’autista cerca di ottenere informazioni sulla strada, ma nessuno gli risponde, come se non esistessimo. Dopo qualche decina di incroci finalmente l’autista trova l’autostrada. Uno slalom di due ore tra camion e bus, la strada è piuttosto affolata ma il traffico è scorrevole. Imbocchiamo una strada sterrata e arriviamo a Tiloniya, dove Bunker Roy ci attende per cena. Il tempo di un piatto di riso e veniamo spediti ad intervistare le donne peruviane che l’indomani avrebbero lasciato il campus per tornare a casa.

Sono ormai le 23 e una macchina ci porta alla solar section del Barefoot College dove le donne peruviane vengono gentilmente svegliate a pugni sulla porta. Dopo un paio di minuti di assestamento le donne cominciano a parlare. Sono contente di poter comunicare con qualcuno in spagnolo dopo tanti mesi e ci parlano con emozione della loro esperienza, nonostante il sonno. “Siamo arrivate piangendo”, ci raccontano, “e ce ne torniamo piangendo”. Le donne ci raccontano di come sia stato difficile lasciare la famiglia e i figli a casa per partire per un’avventura di sei mesi in India, ma di come sia altrettanto difficile lasciare adesso la nuova famiglia creatasi al barefoot. “Sembrava impossibile imparare a costruire tutto questo” ci dice Reyna mostrandoci lampade solari e circuiti, “ma ce l’abbiamo fatta”. Le donne si mostrano orgogliose di quanto sono riuscite ad imparare e si dicono pronte ad essere le nuove ambasciarici del barefoot model in Perù. Alla fine di questo incontro ci ritornano in mente le parole di Bunker Roy “arrivano donne e tornano tigri”.

Dopo la lunga chiacchierata arriva finalmente per tutti il momento della buonanotte, ci salutiamo alla luce delle lanterne solari. Non è un addio, ma un arrivederci, a dicembre infatti andremo a trovarle  in Perù per filmare l’installazione dei pannelli solari nelle loro “aldeas” sulle Ande.

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