Solar Section, first lesson

Lunedì 17 settembre 2012, Tilonya

Sone le 9 del mattino e l’old campus del Barefoot College è semideserto. Note di musica indiana escono dall’aula della Solar Section dove il gruppo degli insegnanti, sette tra uomini e donne indiane un tempo allievi e ora maestri, aspettano le nuove allieve davanti alla tv.

Le prime ad arrivare sono due silenziose donne avvolte nei loro abiti tradizionali provenienti da Zanzibar, poco dopo arriva il rumoroso gruppetto delle “nonne” samoane con le loro scarpe da ginnastica e pantaloncini da surf, seguite da quattro salvadoreñe, dal gruppo delle Solomon Island e dall’imponente quartetto delle Vanuatu nei loro sgargianti vestiti a fiori. Per ultime arrivano le due timide guatemalteche che avevamo conosciuto il giorno prima.
Il teacher Guman con un inglese dal forte accento indiano si presenta a questo insolito gruppo di cui la metà non parla una parola di inglese. Comincia la prima lezione della Solar Section. Le donne vengono invitate a presentarsi, si alzano in piedi una ad una e dicono nella propria lingua il loro nome e paese d’origine.

Per prima cosa bisogna insegnare a tutte un lessico di base per comunicare. Tutte dovranno imparare a installare dei pannelli solari e a costruire delle lampade ricaricabili a led. Guman comincia a mostrare i componenti di una lampada elettrica e a dirne il nome col suo inglese indianizzato, invitando le nonne a ripeterlo in coro: “This name: wire connectar. This name…?” Le donne si guardano senza capire, quindi Guman ripete: “This name???” Silenzio. Finalmente una delle samoane, che parla l’inglese meglio di lui, capisce e ripete: “wire connector”. Guman non è soddisfatto. Vuole che tutte ripetano in coro. Al terzo “This name?” il gruppo capisce il metodo.

Comincia un botta e risposta ipnotico in cui le donne fanno la conoscenza di circuiti, resistenze, chip, fili, luci, involucri, batterie, e mille altri componenti che dovranno imparare a maneggiare. Nei volti di tutte le donne si legge lo stesso pensiero: “Non ce la faremo mai.”

La situazione ben presto comincia a diventare comica: nessuna capisce nulla e tutte ripetono in coro dei nomi senza realmente capire come si pronuncino e soprattutto cosa vogliano dire. “This name: L-E-D lamp! This name?” E tutte in coro: “El-Ai-Id, lem”, e lui, non soddisfatto: “This name???” “Ei-Di lamb” e così via.

Il coro è composto principalmente dalle donne dei paesi anglofoni, Samoa, Vanuatu e Solomon Island, il resto invece ha reazioni molto diverse tra loro: le nonne dello Zanzibar sembrano impietrite, le guatemalteche sono spaventate e non ripetono se non invitate a farlo dal teacher, mentre le salvadoreñe ridono tra di loro come delle ragazzine di terza media.

Quando la stanchezza giunge al limite, quando cioè nessuno ripete più niente, o peggio ancora ripete parole a caso, Manna, una delle teacher indiane più estroverse capisce la situazione e annuncia il chai moment. Tutti si riversano nel cortile a bere il tipico tea indiano con latte e zucchero. E’ un momento molto emozionante. Il gruppo comincia a fare amicizia, tanto che vediamo Catarina e Savela, le due nostre amiche del Guatemala, cominciare a parlare a parole e a gesti con le donne di Solomon Island. Aveva ragione Bunker Roy: “at the Barefoot College we make the impossible possible”, qui può diventare possibile anche ciò che sembra impossibile.

E’ un tripudio di facce, colori e lingue che ci dà la pelle d’oca. Non possiamo far altro che posare le telecamere e unirci al gruppo sorseggiando il nostro chai. Sono bastate un paio d’ore e già ci sentiamo parte di una famiglia.

2 thoughts on “Solar Section, first lesson

  1. Grandi Ragazzi, in pochi giorni state vivendo delle esperienze eccezionali: il giro in taxi con colonna sonora indiana, i ravers bollywoodiani, la prima lezione multi-etnica e multi-idiomica di ingegneria con le nonne dei quattro angoli del mondo…
    Pazzesco!

    Comunque questo blog é ottimo: ogni giorno non vedo l’ora di leggere e vedere cosa vi é successo, figurarsi quando avrete preparato il video!

    state facendo un lavoro fantastico!
    Complimenti e avanti così!!

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