Japopunco dia 2

(for English see below)

Martedì 5 febbraio 2013

Le installazioni proseguono nei dintorni di Japopunco in fattorie a dir poco isolate. La mattina accompagniamo Yeni a casa della signora Gregoria, una piccola fattoria con un recinto per i lama e gli alpaca dove la donna vive da sola. La fattoria è composta da due capanne, una per sé e una per i pastori che contratta per guardare i suoi animali quando lei scende a Tacna, la capitale della regione dove vivono i figli e i nipoti.

Installations continue in isolated farms around Japopunco. In the morning we go with Yeni to  Mrs. Gregoria’s, a small farm with a fence to llamas and alpacas where the woman lives alone. The farm consists of two tents, one for her and one for the shepherds who watch her ​​animals when she goes to Tacna, the capital of the region inhabited by her children and grandchildren.

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Yeni velocemente installa il pannello sul tetto della casa a cui collega la batteria che darà energia a quattro lampade a led, una delle quali viene fissata all’esterno e servirà a segnalare la casa ai pastori durante la notte. Quando si accende l’ultima luce Gregoria non sta nella pelle dall’emozione, accende un lettore CD per farci ascoltare la musica del figlio, stappa una birra e comincia a ballare. Vorrebbe coinvolgere tutti nella festa, ma Yeni deve fare un’altra installazione e dobbiamo andarcene.

Yeni quickly installs the panel on the roof of the house, connecting it to the battery that will give energy to four LED lamps, one of which is fitted outside, and will serve to indicate the house to the shepherds during the night. When you turn the last light, Gregoria is unbelievably excited, she turns on the music because she wants us to listen to the music of his son, popping a beer and dancing. She would like to involve everyone in the party, but Yeni should do another installation and we have to go.

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Prima di partire però riusciamo a farle una breve intervista. La donna non fa che ripetere la sua gioia per l’arrivo della luce ed in particolare per la “solar lantern”, con la quale potrà andare con facilità a cercare gli agnellini o i piccoli di lama che non sono tornati nel recinto prima del calar della notte. Gregoria ci racconta che l’ultima volta le si era scaricata la torcia e per tornare a casa era inciampata più volte nel buio.
Salutiamo Gregoria e raggiungiamo Paula in un altro pascolo a mezz’ora di strada, un luogo remotissimo e incantevole a 5100 metri di altitudine, da dove si domina il lago salato di Roscote contornato da una catena di cime innevate.

We interview her before leaving. The only thing she says is that she is happy for the coming of the light, and in particular for the “solar lantern”, which will help her  to easily look for the lambs that don’t come back before night. Gregoria tells us that the last time her torch run down, she stumbled in the dark several times in her way home. We say goodbye to Gregoria and we reach Paula in another gazing land, a remote and beautiful place at 5100 meters above sea level, where it dominates the Salt Lake Roscote surrounded by a chain of snowy peaks.

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Qui Paula deve installare tre pannelli in altrettante capanne di fango e sassi a un centinaio di metri l’una dall’altra dove vivono le famiglie di tre fratelli. Dopo aver installato il pannello a casa di Don Santos ci spostiamo a casa di Don Juan dove mangiamo tutti assieme un buon piatto di “arroz con papa y carne de alpaca”, il tipico pasto andino fatto di riso con una patata e un pezzo di carne di alpaca.

Paula has to install three panels in many huts of mud and stones. After installing the panel in the house of Don Santos we go to the house of Don Juan where we eat together a good plate of “arroz con papa y carne de alpaca”, a typical Andean meal made ​​of rice with a potato and a piece of meat alpaca.

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Paula termina velocemente il suo pranzo e, aiutata da tutti i membri della famiglia, si mette al lavoro perché da nord ovest sta sopraggiungendo una tormenta. Installato il secondo pannello la nostra “ingeniera” comincia a preparare il terzo quando sopraggiunge una pioggia battente accompagnata da un vento gelido. La donna non batte ciglio e continua a lavorare come se niente fosse, riparata dal suo cappello a tesa larga tipico delle “cholitas” andine. Rimaniamo sorpresi quando, finita l’installazione, le luci della casa si accendono normalmente nonostante la pioggia. Paula ci spiega che i pannelli solari funzionano anche senza sole diretto.

Paula finished her lunch quickly and, helped by all the members of the family gets to work because a storm is coming from the northwest. After the second panel has been installed our “Ingeniera” begins to prepare the third, but a heavy rain occurs accompanied by an icy wind. She continues to work as if nothing has happened, sheltered by his wide-brimmed hat, typical of the “cholitas” Andes. We are surprised when, after the installation, the house lights come on normally despite the rain. Paula explains that solar panels work without direct sunlight.

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Terminato il lavoro tutti ringraziano calorosamente la “tecnica” e Don Santos ci da un passaggio fino a Japopunco con la sua berlina scassata degli anni ’70. Viaggiamo accatastati in sette e attraversiamo un paio di corsi d’acqua e una palude, ma con nostra grande sorpresa e gioia arriviamo a destinazione sani e salvi.

At the end of the work everyone thanks warmly the “technician” and Don Santos gives us a lift to Japopunco with his smashed car. We travel stacked up crossing a couple of rivers and a marsh, but surprisingly we arrive at destination safe and sound.

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A Japopunco troviamo Alicia e Don Felix di ritorno da altre installazioni che ci invitano a partire subito perché la strada per Candarave rischia di essere interrotta da un fiume di fango. Fortunatamente la nostra valle è stata risparmiata dalle piogge torrenziali che si sono abbattute nella zona. Arrivati a casa ci concediamo un ottimo “caldo de gallina”, un brodo di pollo comprato in un baracchino all’angolo della piazza e consumato nel negozio di telefoni accanto, tra una cabina telefonica, una vetrina piena di cellulari ed il bancone.
Sono le otto di sera ma ci sembra che siano le due di notte. Salutiamo i nostri accompagnatori e ci buttiamo a letto esausti e con la testa che ci scoppia per il mal d’altura.

A Japopunco we find Alicia and Don Felix who invite us to leave immediately because the road to Candarave could be interrupted by a river of mud. Fortunately, our valley was spared by the torrential rains that hit the area. When we got home we ate a good “caldo de gallina”, a chicken broth, brought in a kiosk on the corner of the square, and we ate it in the telephone shop next door. It is eight o’clock in the evening but it seems to be two in the morning. We say goodbye to our companions and we go to bed exhausted with a strong headache because of the altitude sickness.

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