Hasta luego Chile y Peru’

Martedì 19 Febbraio 2013

Siamo di nuovo in Italia. Cominciamo il lavoro di riorganizzazione del materiale e riguardando le foto e i video quasi non ci sembra vero che in quel momento ci fossimo veramente noi dietro la telecamera. E’ stata un’esperienza fantastica che non dimenticheremo mai.

Ecco alcune foto di queste due settimane a dir poco intense.

Tuesday, February 19, 2013

We’re back to Italy. We start to reorganize the material and looking at the pictures and videos, we can’t believe that’s it was us behind the camera. It was an amazing experience that we will never forget.

Here are some photos of these two intense weeks.

Visita ai villaggi atacameñi del Cile / Visiting Atacama villages in Chile

(For English see below)

Mercoledì 13 febbraio 2013

Dopo un viaggio  eterno dal Peru al Cile, arriviamo finalmente nella zona dell’Alto Loa nel deserto di Atacama. Per arrivarci scendiamo dai 3.400 metri di Candarave alla desertica Tacna, attraversiamo la frontiera (facendo una coda interminabile a cui non siamo più abituati), raggiungiamo la cilena Arica e da lì prendiamo due aerei: il primo che ci riporta a Santiago e il secondo di nuovo a nord, a Calama.

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After an endless journey from Peru to Chile, we finally arrive in the Upper Loa area, in the Atacama Desert. To get there we go down from 3,400 meters of Candarave, we cross the border (in an endless queue), we reach the Chilean Arica and from there, we take two planes: the first one brings us back to Santiago and the second one to the north, in Calama.

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Facciamo base a Caspana, un villaggio di impianto precolombiamo a 3.200 metri, abitato da una comunità indigena. Nonostante la relativa vicinanza dei due territori andini troviamo una realtà completamente diversa, sia nei paesaggi, ma sopratutto nelle caratteristiche della popolazione. Ci viene spiegato che le comunità della zona non sono aimara bensì atacameño-quechua. Inoltre i villaggi sono meno isolati di quelli peruviani e più inseriti nella vita economica della regione, soprattutto perchè siamo in una delle zone più turistiche del Cile. Nonostante però la modernizzazione abbia coinvolto queste comunità è forte la volontà di preservare la propria identità culturale.

Our base is in Caspana, a pre-Columbian village which is 3,200 meters high, inhabited by an indigenous community. Despite the proximity of the two Andean territories there are completely different landscapes and a different population. We are told that the communities in this area are not Aimara but Atacameño-Quechua. In addition, the villages are less isolated than the Peruvians villages and they are involved in the economic life of the region, especially because it is one of the most touristy areas of Chile. Despite the modernization has involved these communities, they want to preserve their cultural identity.

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Le cinque donne cilene che hanno frequentato il corso al Barefoot College provengono dalle comunità di Caspana, Toconce e Ollagüe. Questi tre villaggi sorgono come oasi alle pendici dei vulcani San Pedro, San Pablo e Paniri, tutti che superano i 6.000 metri. Il governo cileno ha installato dei generatori che forniscono elettricità ai paesi per due ore al giorno, dalle 21 alle 23. Parliamo con la signora Cecilia di Caspana, presidente del “comitè solar”, che ci racconta come l’installazione dei pannelli servirebbe a garantire una continuità energetica alle abitazioni durante le ore in cui il generatore non funziona. Inoltre, continua Cecilia, si tratterebbe di una energia pulita alternativa alla benzina che si impiega per generare elettricità.

The five Chilean women who have attended the course at Barefoot College come from the communities of Caspana, Toconce and Ollagüe. These three villages are oasis,  located on the slopes of the volcanoes San Pedro, San Pablo and Paniri: all these volcanoes are more than 6,000 meters high. The Chilean government has installed generators that provide electricity to the country for two hours a day, from 9 to 11 pm. Cecilia Caspana, president of the “Comité solar”, says that the installation of the panels would ensure a continuity of energy  when the generator doesn’t work. In addition, she carries on by saying that it is a clean energy, used to generate electricity, as an alternative to gasoline.

Giovedi 14 febbraio 2013

A bordo del pulmino fornito da Enel Green Power raggiungiamo Toconce, a 60 kilometri più a nord di Caspana. Qui conosciamo Nicolasa, una delle “ingenieras” cilene, che ci mostra la sua casa e il suo piccolo ovile dove dà da mangiare ai “corderitos”. Nicolasa è tornata dall’India cinque mesi fa e ci confessa la sua paura di non riuscire a montare i pannelli quando arriveranno tra un mese. Nicolasa è scettica dopo tanta attesa e noi le raccontiamo l’esperienza appena vissuta in Perù dalle sue compagne Yeni, Paula, Reina e Rosa. Solo dopo averle mostrato alcune foto sembra convincersi di potercela fare da sola.

L’intervista a Nicolasa è l’ultima che facciamo, il nostro viaggio finisce qui. Domani ripartiremo per l’Italia. E’ stata una bellissima esperienza e sappiamo di portare a casa del materiale straordinario fatto di umanità, storie, paesaggi indimenticabili.

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We go to Toconce by the bus provided by Enel Green Power, which is 60 kilometers to the north of Caspana. We  know Nicolasa here, one of the Chilean “ingenieras”, who shows us her house and her little flock where she feeds the “corderitos.” Nicolasa came back to India five months ago and she says that she is afraid of not being able to build up the panels when they’ll arrive next month. Nicolasa is skeptical after a long wait and we’re telling her about the experience of her companions Yeni, Paula, and Reina Rosa, in Peru. Only after having shown her some photos she seems to be convinced she can do it.The Interview with Nicolasa is the last interview we do, our journey ends here. We’re leaving for Italy tomorrow. We know that this extraordinary experience made of humanity, stories, unforgettable landscapes is coming home with us.

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Enel Green Power incontra la comunità di Turunturu

Lunedi 11 febbraio 2013

Oggi Maria Cristina Papetti, capo della CSR di Enel Green Power,  e Antonella Santilli, capo delle relazioni esterne Enel Green Power Chile, incontrano la comunità di Turunturu. Iniseme alle “ingenieras” Jeny e Paula spiegano ai “comuneros” come avverrà l’installazione dei loro kit solari. Gli abitanti fanno molte domande e sono entusiasti del progetto. Le installazioni a Turunturu avverranno la settimana prossima.

E’ venuto il momento dei saluti. Con un po’ di tristezza abbracciamo le nostre “nonne” e torniamo al campo base di Candarave.

Domani partiamo alla volta del Cile, diretti a Caspana e Toconce a trovare le tecniche cilene. Hasta luego Peru!

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February 13, 2013
Today Maria Cristina Papetti, head of Enel Green Power CSR, and Antonella Santilli, Head of the Enel Green Power  External Relations in Chile, meet the community in Turunturu.  The “ingenieras”, together with Jeny and Paula, explain to the “comuneros”  the process for the installation of their solar kits. The inhabitants ask a lot of questions and are excited about the project. The installations in Turunturu will take place next week.

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Installazioni a Tacalaia, 4.500 mt

(for english see below)

Giovedi 7 febbraio  2013

Come ogni giorno anche oggi lasciamo il campo base di Candarave alle sei e trenta. Oggi siamo diretti a Talacaia, una comunità a 4.500 metri di altitudine ai piedi del vulcano Tutupaca, un colosso di 5.800 mt che domina la valle dove pascolano centinaia di lama e alpaca e sono sparse qua e là una decina di fattorie.

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Le nostre tecniche si sono spostate da Japopunco e ora sono ospitate nelle spoglie aule del “colegio” locale. Incontriamo Don Valeriano, il presidente del “comitè solar” di Tacalaia, che ci mostra il pannello appena installato nella sua fattoria. Don Valeriano ci spiega che nella comunità ci sono 18 beneficiari le cui abitazioni o capanne sono spesso lontane dal villaggio, a volte anche decine di kilometri e per questo ci sono quattro “choffer” pronti a portare “las señoras” nei luoghi dove si devono fare le installazioni a bordo delle loro moto.

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Raggiungiamo Jeny e Paula alla fattoria di Don Lisandro che possiede un centinaio di lama e alpaca. Don Lisandro sta marcando i piccoli annodando alle loro orecchie un fiocchetto di lana rosa e blu, i colori distintivi che gli permettono di riconoscere i suoi animali da quelli dei vicini. Intanto nel cortile la moglie sta finendo di scuoiare il lama che più tardi ci offrirà per pranzo.

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Jeny e Paula installano velocemente le luci a led nelle varie stanze della casa: cucina, magazzino e stanza da letto. Finita l’installazione chiamano il piccolo Jefferson (a quanto pare un nome piuttosto comune da queste parti) perché accenda per la prima volta la luce. Jefferson si arrampica sul letto e allunga la manina per raggiungere l’interruttore. La luce si accende e il bambino salta di gioia suscitando risate generali.

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Nel pomeriggio l’appuntamento è un guado del fiume che scorre per la valle dove la nostra guida Don Felix consegna il kit solare al signor Ubert Flor. Dopo esser riuscito a trasportare il kit dall’altra sponda del fiume il “comunero” lo carica su una carriola e si incammina lungo un sentiero di mezza costa che si inerpica lungo la valle circondata da cime innevate. Nonostante i suoi settant’anni e il carico pesante, il pastore cammina a passo spedito, anche perché si stanno addensando nubi minacciose, e quasi facciamo fatica a stargli dietro.

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Dopo mezz’ora di cammino arriviamo a destinazione e si scatena il temporale. Ci rifugiamo a casa dell’anziano aspettando che “las ingenieras” finiscano di installare nelle capanne vicine. Mentre condividiamo uno spuntino, Ubert Flor da buon cristiano ci spiega la sua filosofia di vita: amare il prossimo come se stesso e aiutarsi gli uni con gli altri accontentandosi di ciò che si ha.

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Poco più tardi arrivano Jeny, Paula e Rosa che senza perdere il loro buon umore salgono sul tetto sotto la pioggia battente e in meno di un’ora installano il pannello con la sua batteria e le luci. Scattiamo un ritratto al buon Uber Flor, in posa con la sua lampada solare, e ci mettiamo in cammino verso la macchina ben coperti dai nostri ponci impermeabili. Percorriamo a ritroso il sentiero sotto il temporale e osserviamo con invidia i lama e gli alpaca che pascolano tranquilli nella prateria a fondo valle. Finalmente arriviamo alla macchina e subito Don Felix ci riporta a casa.

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Dopo un’ora di strada dissestata e fangosa arriviamo a Candarave. Sono le sette e mezza di sera, che da queste parti significa notte fonda, e l’unico posto che troviamo aperto per mangiare è il nostro amato baracchino accanto al negozio di telefoni. Purtroppo il brodo di pollo è finito così siamo costretti a ordinare l’unica altra scelta del menu: un piatto di “salchipapa” (da “salcichon y papas”) ovvero un wurstel appena scaldato sulla piastra e patate fritte tagliate sul momento, il tutto accompagnato da riso, insalata e un assortimento di salse di vario colore. Al negozio di telefoni abbiamo ormai il nostro posto fisso e alle otto e mezzo, esausti, siamo già sotto le coperte di lana di alpaca dell’Hospedaje Los Pines.

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Installation in Tacalaia, 4,500 mt

Thursday February 7, 2013
As every day, today we’re leaving the base camp in Candarave at half past six. Today we are going to Talacaia, a community at 4,500 meters above sea level at the foot of the volcano Tutupaca, a colossus of 5,800 meters above the valley where hundreds of lamas and alpacas graze and where we find a dozen farms.
Our techniques have moved from Japopunco to the local “colegio”. Here we meet Don Valeriano, the president of the “Comité solar” in Tacalaia, and he shows us the panel just installed on his farm. Don Valeriano explains that in the community there are 18 beneficiaries whose houses or huts are often, sometimes even tens of kilometers, far from the village. For that reason there are four “choffers” ready to take “las señoras” to places where you have to make installations by  their motorcycle.
We are going to Jeny and Paula to the farm of Don Lisandro who has a hundred llamas and alpacas. Don Lisandro is marking small tying their ears a bow of pink and blue wool, the distinctive colors that allow him to recognize his animals from those of their neighbors. Meanwhile, in the courtyard of his wife is finishing up the skinning knife that later will give us for lunch.
Jeny and Paula are quickly installing LED lights in all the rooms of the house: kitchen, storage room and bedroom. After the installation, I call the small Jefferson (apparently a fairly common name here) to switch on the light for the first time. Jefferson climbs on the bed and stretches out his hand to reach the switch. The light comes on and the child jumps for the joy causing general laughter.
In the afternoon, the appointment is at a ford of the river that flows through the valley where our guide Don Felix delivers solar kit to Mr. Ubert Flor. After having delivered the kit on the other side of the river, the “comuneros”, he puts it on a wheelbarrow and walks along a path of the coast along the valley surrounded by snow-capped peaks. In spite of his age, seventy years old, and the heavy load, the shepherd is walking briskly, also because storm clouds are gathering, and it’s hard for us to keep up with him.
After half an hour, as soon as we reach our destination the storm is unleashed. We take refuge in the house of the elderly man, waiting for “las ingenieras” ending up the installation in the huts nearby. During our snack, Ubert Flor, being  a good Christian, talks about his philosophy of life: love your neighbor as yourself, and help each other being happy with what you have.
Jeny , Paula and Rosa arrive a little later and, in a good mood, climb on the roof, despite the pouring rain and they install the panel with its battery and lights in less than one hour. We take a good picture of Uber Flor, posing with his solar lamp, and, well covered by our waterproof ponchos, we start walking towards the car. We finally come to the machine and Don Felix immediately brings us back home.
After an hour of bumpy and muddy road we arrive to Candarave. It’s half past seven p.m., which in these parts means night, and the only place to eat we find open is our beloved shack next to the telephone shop. Unfortunately, the chicken soup is finished so we are forced to order the only other choice on the menu: a plate of “salchipapa” (from “salcichon y papas”), that is a sausage with fried potatoes, all served with rice, salad and sauces of various colors. We are exhausted and, at half past eight , we are already under the covers of the Hospedaje Los Pines.

Japopunco dia 2

(for English see below)

Martedì 5 febbraio 2013

Le installazioni proseguono nei dintorni di Japopunco in fattorie a dir poco isolate. La mattina accompagniamo Yeni a casa della signora Gregoria, una piccola fattoria con un recinto per i lama e gli alpaca dove la donna vive da sola. La fattoria è composta da due capanne, una per sé e una per i pastori che contratta per guardare i suoi animali quando lei scende a Tacna, la capitale della regione dove vivono i figli e i nipoti.

Installations continue in isolated farms around Japopunco. In the morning we go with Yeni to  Mrs. Gregoria’s, a small farm with a fence to llamas and alpacas where the woman lives alone. The farm consists of two tents, one for her and one for the shepherds who watch her ​​animals when she goes to Tacna, the capital of the region inhabited by her children and grandchildren.

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Yeni velocemente installa il pannello sul tetto della casa a cui collega la batteria che darà energia a quattro lampade a led, una delle quali viene fissata all’esterno e servirà a segnalare la casa ai pastori durante la notte. Quando si accende l’ultima luce Gregoria non sta nella pelle dall’emozione, accende un lettore CD per farci ascoltare la musica del figlio, stappa una birra e comincia a ballare. Vorrebbe coinvolgere tutti nella festa, ma Yeni deve fare un’altra installazione e dobbiamo andarcene.

Yeni quickly installs the panel on the roof of the house, connecting it to the battery that will give energy to four LED lamps, one of which is fitted outside, and will serve to indicate the house to the shepherds during the night. When you turn the last light, Gregoria is unbelievably excited, she turns on the music because she wants us to listen to the music of his son, popping a beer and dancing. She would like to involve everyone in the party, but Yeni should do another installation and we have to go.

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Prima di partire però riusciamo a farle una breve intervista. La donna non fa che ripetere la sua gioia per l’arrivo della luce ed in particolare per la “solar lantern”, con la quale potrà andare con facilità a cercare gli agnellini o i piccoli di lama che non sono tornati nel recinto prima del calar della notte. Gregoria ci racconta che l’ultima volta le si era scaricata la torcia e per tornare a casa era inciampata più volte nel buio.
Salutiamo Gregoria e raggiungiamo Paula in un altro pascolo a mezz’ora di strada, un luogo remotissimo e incantevole a 5100 metri di altitudine, da dove si domina il lago salato di Roscote contornato da una catena di cime innevate.

We interview her before leaving. The only thing she says is that she is happy for the coming of the light, and in particular for the “solar lantern”, which will help her  to easily look for the lambs that don’t come back before night. Gregoria tells us that the last time her torch run down, she stumbled in the dark several times in her way home. We say goodbye to Gregoria and we reach Paula in another gazing land, a remote and beautiful place at 5100 meters above sea level, where it dominates the Salt Lake Roscote surrounded by a chain of snowy peaks.

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Qui Paula deve installare tre pannelli in altrettante capanne di fango e sassi a un centinaio di metri l’una dall’altra dove vivono le famiglie di tre fratelli. Dopo aver installato il pannello a casa di Don Santos ci spostiamo a casa di Don Juan dove mangiamo tutti assieme un buon piatto di “arroz con papa y carne de alpaca”, il tipico pasto andino fatto di riso con una patata e un pezzo di carne di alpaca.

Paula has to install three panels in many huts of mud and stones. After installing the panel in the house of Don Santos we go to the house of Don Juan where we eat together a good plate of “arroz con papa y carne de alpaca”, a typical Andean meal made ​​of rice with a potato and a piece of meat alpaca.

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Paula termina velocemente il suo pranzo e, aiutata da tutti i membri della famiglia, si mette al lavoro perché da nord ovest sta sopraggiungendo una tormenta. Installato il secondo pannello la nostra “ingeniera” comincia a preparare il terzo quando sopraggiunge una pioggia battente accompagnata da un vento gelido. La donna non batte ciglio e continua a lavorare come se niente fosse, riparata dal suo cappello a tesa larga tipico delle “cholitas” andine. Rimaniamo sorpresi quando, finita l’installazione, le luci della casa si accendono normalmente nonostante la pioggia. Paula ci spiega che i pannelli solari funzionano anche senza sole diretto.

Paula finished her lunch quickly and, helped by all the members of the family gets to work because a storm is coming from the northwest. After the second panel has been installed our “Ingeniera” begins to prepare the third, but a heavy rain occurs accompanied by an icy wind. She continues to work as if nothing has happened, sheltered by his wide-brimmed hat, typical of the “cholitas” Andes. We are surprised when, after the installation, the house lights come on normally despite the rain. Paula explains that solar panels work without direct sunlight.

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Terminato il lavoro tutti ringraziano calorosamente la “tecnica” e Don Santos ci da un passaggio fino a Japopunco con la sua berlina scassata degli anni ’70. Viaggiamo accatastati in sette e attraversiamo un paio di corsi d’acqua e una palude, ma con nostra grande sorpresa e gioia arriviamo a destinazione sani e salvi.

At the end of the work everyone thanks warmly the “technician” and Don Santos gives us a lift to Japopunco with his smashed car. We travel stacked up crossing a couple of rivers and a marsh, but surprisingly we arrive at destination safe and sound.

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A Japopunco troviamo Alicia e Don Felix di ritorno da altre installazioni che ci invitano a partire subito perché la strada per Candarave rischia di essere interrotta da un fiume di fango. Fortunatamente la nostra valle è stata risparmiata dalle piogge torrenziali che si sono abbattute nella zona. Arrivati a casa ci concediamo un ottimo “caldo de gallina”, un brodo di pollo comprato in un baracchino all’angolo della piazza e consumato nel negozio di telefoni accanto, tra una cabina telefonica, una vetrina piena di cellulari ed il bancone.
Sono le otto di sera ma ci sembra che siano le due di notte. Salutiamo i nostri accompagnatori e ci buttiamo a letto esausti e con la testa che ci scoppia per il mal d’altura.

A Japopunco we find Alicia and Don Felix who invite us to leave immediately because the road to Candarave could be interrupted by a river of mud. Fortunately, our valley was spared by the torrential rains that hit the area. When we got home we ate a good “caldo de gallina”, a chicken broth, brought in a kiosk on the corner of the square, and we ate it in the telephone shop next door. It is eight o’clock in the evening but it seems to be two in the morning. We say goodbye to our companions and we go to bed exhausted with a strong headache because of the altitude sickness.

Prime installazioni in Peru’

(for english see below)

Lunedi 4 febbraio 2013

Insieme a Don Felix e Alicia, i responsabili del progetto per la ong peruviana Labor, partiamo all’alba per raggiungere Japopunco, il villaggio a 4.800 metri di altitudine dove avvengono le prime installazioni dei pannelli solari. Dopo un’ora e mezza di sterrato arriviamo a destinazione, un agglomerato di una decina di case in mezzo ad una splendida “pampa” circondata da alte montagne innevate.

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Qui ritroviamo con emozione Reina, Isaida, Yeni, Rossana e Paula, le cinque “ingenieras solares” peruviane che hanno seguito il corso al Barefoot College di Tilonia. Il villaggio di Japopunco ospita anche un centro di educazione con un piccolo magazzino dove viene installato il “taller”, una centralina solare alimentata da quattro pannelli che servirà alle varie esigenze della comunità. In questo luogo Alicia riparte i kit solari alle famiglie che lo hanno richiesto: un pannello solare, una batteria, alcune lampade a led ed un pannello mobile per la ricarica della lanterna solare portatile. L’installazione costa alle famiglie 35 soles più una quota mensile di mantenimento di 5 soles (1 euro equivale a circa 3 soles). Don Felix ci spiega che il pagamento deve essere anticipato per evitare che le “ingenieras” vengano pagate nel giorno del mai, e che la quota mensile, oltre a comprendere la manutenzione, serve ad evitare che i pannelli vengano rivenduti altrove per poche centinaia di dollari, come era avvenuto con i pannelli distribuiti gratuitamente dal governo nel 2008.

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Seguiamo le tecniche del solare nelle loro lavoro ed entriamo nelle case, generalmente costituite da una camera da letto per tutta la famiglia e una cucina, entrambe di poco più di due metri quadrati e senza finestre.

Rimaniamo stupiti dalla velocità e competenza di queste “ingenieras” e ripensiamo alle facce sperdute e perplesse delle donne che avevamo seguito nei primi giorni del corso in India. Questa è decisamente la prova che il metodo Barefoot funziona davvero!

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Per filmare le installazioni dobbiamo letteralmente correre dietro alle nostre protagoniste che nell’arco di una mattinata installano i pannelli in tutte le case del villaggio, con una media di un pannello all’ora a testa. Mentre loro sono già in macchina per raggiungere le case più distanti usate dai pastori di lama e alpaca dove continueranno il loro lavoro, noi siamo costretti a gettare la spugna sfiniti dal mal di montagna e torniamo al campo base di Candarave.

Monday February 4, 2013

We’re leaving at dawn, together with Don Felix and Alicia, the project managers for the Labor Peruvian NGO, to go to Japopunco, the village at 4,800 meters above sea level, where the first installations of solar panels take place. After an hour and a half of dirt patch we reach our destination, a cluster of a dozen houses in the middle of a splendid “pampa” surrounded by high snowy mountains.
Qui ritroviamo con emozione Reina, Isaida, Yeni, Rossana e Paula, le cinque “ingenieras solares” peruviane che hanno seguito il corso al Barefoot College di Tilonia. Il villaggio di Japopunco ospita anche un centro di educazione con un piccolo magazzino dove viene installato il “taller”, una centralina solare alimentata da quattro pannelli che servirà alle varie esigenze della comunità. In questo luogo Alicia riparte i kit solari alle famiglie che lo hanno richiesto: un pannello solare, una batteria, alcune lampade a led ed un pannello mobile per la ricarica della lanterna solare portatile.
Here we are glad to meet again Reina, Isaida, Yeni, Rossana and Paula, the five Peruvian “ingenieras solares” who have followed the course at the Barefoot College in Tilonia. In Japopunco there is also an education center with a small store where the “taller” is installed, a solar controller powered by four panels, for the needs of the community. In this place Alicia brings the solar kits to the families who have requested it: a solar panel, a battery, some LED lamps and a moving panel to charge the portable solar lantern. The families have to pay 35 soles plus a monthly maintenance of five soles for the installatio (1 euro is the same as  3 soles).
We follow their techniques of work about the solar energy and we go into their houses which generally consist of a bedroom for the whole family and a kitchen, both a little more than two square meters and with no windows.
We are amazed by the speed and skill of these “ingenieras” and we remember the perplexity of the other women at the beginning of the course in India. This is definitely a proof that the method Barefoot really works!
To film installations we literally chase our protagonists who in a few hours install panels in every house of the village, with an average of one panel per hour each. When they are already in the car to reach the farther houses used by the shepherds of llama and alpaca where they will continue their work, we must throw in the towel exhausted because of altitude sickness and we go back to the base camp in Candarave.

Arrivo a Candarave, Peru

Domingo, 03 febbraio 2013

Oggi abbiamo lasciato il Chile per andare in Peru. Atterrati all’aereoporto di Arica e’ venuto a prelevarci un “carrettero” di nome Ulisses che ci ha fatto passare la frontiera tra Chile e Peru e ci ha condotto fino a Tacna.

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Qui finalmente abbiamo incontrato Don Felix, il nostro contatto peruviano che lavora con le comunita’ andine nel progetto delle installazioni dei pannelli solari. Con lui, dopo 4 ore di macchina, attraversando il deserto e le montagne, siamo arrivati finalmente a Candarave che sara’ la nostra base per raggiungere le varie comunita’ della provincia dove le 5 nonne peruviane hanno gia’ cominciato ad installare i pannelli. Ovviamente piove…ma domani e’ previsto il sole a Jacopunco, piccolo villaggio a 4.800 mt di altezza che visiteremo per effettuare le prime riprese. IMG_2806

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Partenza dal Barefoot / Arrivederci a marzo

1 ottobre 2012

Stamattina abbiamo salutato le nostre amiche della Solar Section. Entrati in classe abbiamo conosciuto sei nuove arrivate, quattro da Kiribati e due dall’Iraq, che completano il gruppo delle solar engineers. Le due settimane di ripresa sono terminate, il tempo è volato  ed è arrivato il momento di partire. In questi pochi giorni abbiamo condiviso con loro ogni momento: dalle ore di lezione ai pranzi nella mensa, dalle partite di pallavolo alla pausa per il chai, dai momenti di sconforto a quelli di gioia. Fin da subito ci siamo sentiti parte del gruppo della Solar Section e, oltre a fare le riprese, abbiamo fatto da interpreti dall’inglese allo spagnolo, abbiamo insegnato ad usare il cellulare a chi non ne aveva mai avuto uno e, dopo frequenti richieste, abbiamo aiutato ad organizzare una gita domenicale in chiesa per le donne di fede cattolica (la maggioranza del gruppo).
Nonostante ogni volta in cui dovevamo fare una ripresa ci fosse bisogno di spegnere ventilatori e facessimo morire tutti di caldo,  è nata una bella amicizia e in molte ci hanno chiesto di andare a filmare il giorno in cui installeranno i pannelli nelle loro case.

Arrivato il momento di partire, tutte ci hanno salutato, ognuna in una lingua diversa, ma tutte con un calore ed un trasporto che non aveva bisogno di traduzioni.  In realtà sappiamo che le rivedremo tra alcuni giorni a Jaipur per un incontro con Michelle Bachelet, direttrice dell’ONU per i diritti delle donne, e che a marzo torneremo per filmare la fine del corso, ma lasciare la Solar Section suona quasi come un addio e ce ne andiamo con un po’ di malinconia. E’ anche il momento di salutare Kevin, il nostro fonico di Bombay, che in questi giorni si è rivelato un ottimo traduttore e production manager di fondamentale aiuto in questa avventura.

Qui sotto trovate alcune immagini che raccontano il dietro le quinte di queste settimane di riprese al Barefoot di Tiloniya.

LEAVING BAREFOOT COLLEGE

This morning we said goodbye to our friends of the Solar Section. In the classroom, we met six newcomers, four of them from Kiribati and two from Iraq, which have completed the solar engineers’ group. The two weeks of shooting have come to an end, the time flew past and it’s already time to leave. In these few days, we have shared everything with them: classes and lunches, volleyball matches and chai time, moments of despair and those of joy. From the very first moment, we have felt part of the group of Solar Section and, besides shooting, we interpreted from English to Spanish, we taught how to use mobile phones to those who have never had one, and after frequent requests, we helped to organize a Sunday trip to the church for the Catholic women (the majority of the group).
Though every time we had to shoot we needed to turn off the fans and making everybody dying from heat, a beautiful friendship was born and many of them asked us to go filming the day of the panels installation in their homes.

At the moment of leaving, all of them said us goodbye in their own language, but  with a warmth and a passion that did’t need any translations. We know that we will see them again in few days at Jaipur for a meeting with Michelle Bachelet, UN director for women’s rights, and that we will return in March to film the end of their training, but leaving the Solar Section sounded like a goodbye and we felt a little melancholy. It’s also time to say goodbye to Kevin, our engineer from Bombay, that in these days has been also a good translator and a very helpful production manager in this adventure.

Here there are some pictures of the offstage of these weeks of shooting in the Barefoot.

500 LED lamps leaving for Peru / 500 lampade a LED partono per il Perù

Finalmente, dopo quasi due settimane di lezioni teoriche sui nomi dei componenti e sulle capacità delle resistenze dei circuiti, le nostre donne cominciano il lavoro pratico. Ad ognuna è stato dato un kit composto da cacciavite, forbici per tagliare i fili, saldatore e altri strumenti con i quali possono assemblare i circuiti e le lampade solari.

Oggi le abbiamo trovare concentratissime a montare 500 lampade a LED che dovranno essere spedite alle le loro colleghe del Perù del corso precedente che sono appena ritornate a casa.

Nel frattempo sulle prime pagine dei giornali peruviani si parla del rientro delle cinque donne “expertas en paneles solares” che avevamo conosciuto al nostro primo giorno al Barefoot College (vedi l’articolo “first impressions of india“).

A questo link trovate invece il servizio di una televisione locale sul rientro delle nuove barefoot solar engeneers peruviane.

500 LED LEAVING FOR PERU

Finally, after almost two weeks of theoretical classes on components’ names and circuits resistances, our women begin the practical work. Each of them receives a kit containing screwdriver, scissors to cut the wires, a soldering iron and other tools with which they can assemble circuits and sunlamps.

Today we find them very concentrated in assembling 500 LED lamps that will be sent to the colleagues in Peru that have just returned home after their training in Tilonia.

Meanwhile, the front pages of Peruvian newspapers talk about the return of the five women “expertas en paneles solares” that we met on our first day at the Barefoot College (see the article “first impressions of india“).

At this link you can find the report of a local television about the return of the new Peruvian barefoot solar engineers.

A night at Armara’s night school / Una notte all’Armara night school

(see below for English)

Questa sera facciamo un piccolo giro fuori da Tiloniya. La nostra meta è la night school del piccolo villaggio di Armara, a 5 kilometri di strada sterrata dal Barefoot College.

Le night school sono un particolare tipo di scuole promosse dal Barefoot college per garantire una istruzione minima a quei bambini che di giorno aiutano i genitori nel lavoro nei campi o nelle faccende domestiche.

Oggi nel Rajasthan ci sono un centinaio di night schools, risultato di una politica di sensibilizzazione attuata dal Barefoot che fornisce a queste istituzioni delle lanterne ed un pannello solare per permettere agli insegnanti e agli studenti di fare lezione di notte, orario in cui le famigli permettono ai loro figli di andare a scuola.

Quando arriviamo alla scuola di Armara troviamo una ventina di alunni. Sono principalmente bambine tra i 5 e i 15 anni, tutte sedute attorno ad una lampada nel prato davanti alla classe. L’insegnante ci spiega che le loro famiglie non le mandano alla scuola pubblica perchè non credono che sia un investimento necessario e preferiscono tenerle con loro a lavorare.

Comincia la lezione. Assistiamo ad una serie di esercizi basati sul gioco e il canto per trasmettere ai bambini alcune nozioni base come l’alfabeto, i numeri, le operazioni matematiche più elementari e un po’ di inglese.

Alla fine della lezione i bambini ci coinvolgono nei loro giochi e vogliono imparare una filastrocca in italiano. Ci troviamo tutti mano nella mano a cantare giro-giro-tondo e a buttarci giù per terra ridendo come matti.

A NIGHT AT ARMARA’S NIGHT SCHOOL
 
This evening we do a short tour in Tiloniya. Our destination is the night school of the small village of Armara, 5 kilometres of dirt road from Barefoot College.
The night schools are a particular type of schools promoted by the Barefoot College to ensure a minimum education to those children who help their parents during the day at work in the fields or in the household.
Today in Rajasthan there are about a hundred of night schools, they are the result of a awareness policy implemented by the Barefoot that give these institutions some lanterns and a solar panel to allow the teachers and the students to take class at night, when the families allow their children to go to school.
When we get to Armara school there are about twenty students. There are mostly girls between 5 and 15 years, all sitting around a lamp on the grass in front of the class. The teacher explains us that their families don’t send them to the public school because they don’t believe it is a necessary investment and they prefer to keep them working.
The class start. We attend a series of exercises based on games and songs, to give children some basic notions like the alphabet, the numbers, the most basic mathematical operations and a bit of English.
At the end of the class the children involve us in their games and they want to learn a nursery rhyme in Italian. We are all hand in hand singing “ring around the rosie”, at the and flopping down in the floor and laughing like crazy.