“Bring the sun home” riceve il Premio Speciale Rinnovabili.it al Senato della Repubblica.

Ancora un riconoscimento per il documentario Bring The Sun Home. Dopo l’esordio alla 66a edizione del festival del Film di Locarno e svariati premi in festival internazionali tra cui il Human Rights Film Festival di San Sebastian, l’ Environment Film Festival di Melbourne in Australia, il Festival Visioni Italiane della Cineteca di Bologna, l’Euganea Film Festival e il Film Festival della Lessinia, il documentario di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini riceve il Premio Speciale Rinnovabili.it, assegnato durante l’edizione 2016 dei CETRI Educational Awards svoltasi presso la sala Koch del Senato della Repubblica.

L’associazione CETRI-TIRES premia ogni anno progetti legati alla sostenibilità ambientale e quest’anno il film di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini si è aggiudicato il Premio Speciale Rinnovabili.it. Il riconoscimento nasce con l’obiettivo di valorizzare uno degli aspetti che da sempre al centro della mission del quotidiano, ovvero la capacità di adottare strumenti innovativi e nuovi linguaggi per diffondere la comunicazione ambientale.

“Con il nostro premio – spiega il direttore di Rinnovabili.it Mauro Spagnolo – abbiamo voluto valorizzare il ruolo fondamentale dell’informazione ambientale nel processo di decarbonizazzione del pianeta. Solo la consapevolezza dei cittadini sulle reali condizioni di salute della Terra può sostenere la profonda rivoluzione economica, sociale e culturale che già stiamo vivendo”

Comunicato su rinnovabili.it

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Bring the sun home in Bilbao

“Bring the sun home” is Bilbao!

9 March 2016, h. 19.00, Centro Municipal de San Francisco, Bilbao, Spain

Screening of the documentary film “Bring the Sun Home” and the short movie “Discipline” awarded for Best Feature Film and the Young Jury Best Short Film last year at the Human Rights Fil Festival in San Sebastian – Donostia.

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Compra un dvd e sostieni il Sole Luna Festival

Il dvd di Bring the sun home è in vendita online per sostenere la campagna di raccolta fondi a favore della decima edizione del Sole Luna Festival.
Con un’offerta di 25 euro riceverai “Bring the sun home” di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, documentario prodotto dall’associazione Sole Luna un ponte tra le culture e vincitore di premi internazionali.

Acquista il dvd su kriticalmass.com

The dvd of Bring the sun home is on sale online to support the fundraising in favor of the 10th edition of the Sole Luna Festival.
Donate €25 and you will receive the documentary “Bring the Sun Home” by Chiara Andrich and Giovanni Pellegrini, produced by the association Sole Luna Un ponte tra le culture and winner of international awards.

Buy the dvd on kriticalmass.com

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Visita ai villaggi atacameñi del Cile / Visiting Atacama villages in Chile

(For English see below)

Mercoledì 13 febbraio 2013

Dopo un viaggio  eterno dal Peru al Cile, arriviamo finalmente nella zona dell’Alto Loa nel deserto di Atacama. Per arrivarci scendiamo dai 3.400 metri di Candarave alla desertica Tacna, attraversiamo la frontiera (facendo una coda interminabile a cui non siamo più abituati), raggiungiamo la cilena Arica e da lì prendiamo due aerei: il primo che ci riporta a Santiago e il secondo di nuovo a nord, a Calama.

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After an endless journey from Peru to Chile, we finally arrive in the Upper Loa area, in the Atacama Desert. To get there we go down from 3,400 meters of Candarave, we cross the border (in an endless queue), we reach the Chilean Arica and from there, we take two planes: the first one brings us back to Santiago and the second one to the north, in Calama.

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Facciamo base a Caspana, un villaggio di impianto precolombiamo a 3.200 metri, abitato da una comunità indigena. Nonostante la relativa vicinanza dei due territori andini troviamo una realtà completamente diversa, sia nei paesaggi, ma sopratutto nelle caratteristiche della popolazione. Ci viene spiegato che le comunità della zona non sono aimara bensì atacameño-quechua. Inoltre i villaggi sono meno isolati di quelli peruviani e più inseriti nella vita economica della regione, soprattutto perchè siamo in una delle zone più turistiche del Cile. Nonostante però la modernizzazione abbia coinvolto queste comunità è forte la volontà di preservare la propria identità culturale.

Our base is in Caspana, a pre-Columbian village which is 3,200 meters high, inhabited by an indigenous community. Despite the proximity of the two Andean territories there are completely different landscapes and a different population. We are told that the communities in this area are not Aimara but Atacameño-Quechua. In addition, the villages are less isolated than the Peruvians villages and they are involved in the economic life of the region, especially because it is one of the most touristy areas of Chile. Despite the modernization has involved these communities, they want to preserve their cultural identity.

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Le cinque donne cilene che hanno frequentato il corso al Barefoot College provengono dalle comunità di Caspana, Toconce e Ollagüe. Questi tre villaggi sorgono come oasi alle pendici dei vulcani San Pedro, San Pablo e Paniri, tutti che superano i 6.000 metri. Il governo cileno ha installato dei generatori che forniscono elettricità ai paesi per due ore al giorno, dalle 21 alle 23. Parliamo con la signora Cecilia di Caspana, presidente del “comitè solar”, che ci racconta come l’installazione dei pannelli servirebbe a garantire una continuità energetica alle abitazioni durante le ore in cui il generatore non funziona. Inoltre, continua Cecilia, si tratterebbe di una energia pulita alternativa alla benzina che si impiega per generare elettricità.

The five Chilean women who have attended the course at Barefoot College come from the communities of Caspana, Toconce and Ollagüe. These three villages are oasis,  located on the slopes of the volcanoes San Pedro, San Pablo and Paniri: all these volcanoes are more than 6,000 meters high. The Chilean government has installed generators that provide electricity to the country for two hours a day, from 9 to 11 pm. Cecilia Caspana, president of the “Comité solar”, says that the installation of the panels would ensure a continuity of energy  when the generator doesn’t work. In addition, she carries on by saying that it is a clean energy, used to generate electricity, as an alternative to gasoline.

Giovedi 14 febbraio 2013

A bordo del pulmino fornito da Enel Green Power raggiungiamo Toconce, a 60 kilometri più a nord di Caspana. Qui conosciamo Nicolasa, una delle “ingenieras” cilene, che ci mostra la sua casa e il suo piccolo ovile dove dà da mangiare ai “corderitos”. Nicolasa è tornata dall’India cinque mesi fa e ci confessa la sua paura di non riuscire a montare i pannelli quando arriveranno tra un mese. Nicolasa è scettica dopo tanta attesa e noi le raccontiamo l’esperienza appena vissuta in Perù dalle sue compagne Yeni, Paula, Reina e Rosa. Solo dopo averle mostrato alcune foto sembra convincersi di potercela fare da sola.

L’intervista a Nicolasa è l’ultima che facciamo, il nostro viaggio finisce qui. Domani ripartiremo per l’Italia. E’ stata una bellissima esperienza e sappiamo di portare a casa del materiale straordinario fatto di umanità, storie, paesaggi indimenticabili.

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We go to Toconce by the bus provided by Enel Green Power, which is 60 kilometers to the north of Caspana. We  know Nicolasa here, one of the Chilean “ingenieras”, who shows us her house and her little flock where she feeds the “corderitos.” Nicolasa came back to India five months ago and she says that she is afraid of not being able to build up the panels when they’ll arrive next month. Nicolasa is skeptical after a long wait and we’re telling her about the experience of her companions Yeni, Paula, and Reina Rosa, in Peru. Only after having shown her some photos she seems to be convinced she can do it.The Interview with Nicolasa is the last interview we do, our journey ends here. We’re leaving for Italy tomorrow. We know that this extraordinary experience made of humanity, stories, unforgettable landscapes is coming home with us.

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Enel Green Power incontra la comunità di Turunturu

Lunedi 11 febbraio 2013

Oggi Maria Cristina Papetti, capo della CSR di Enel Green Power,  e Antonella Santilli, capo delle relazioni esterne Enel Green Power Chile, incontrano la comunità di Turunturu. Iniseme alle “ingenieras” Jeny e Paula spiegano ai “comuneros” come avverrà l’installazione dei loro kit solari. Gli abitanti fanno molte domande e sono entusiasti del progetto. Le installazioni a Turunturu avverranno la settimana prossima.

E’ venuto il momento dei saluti. Con un po’ di tristezza abbracciamo le nostre “nonne” e torniamo al campo base di Candarave.

Domani partiamo alla volta del Cile, diretti a Caspana e Toconce a trovare le tecniche cilene. Hasta luego Peru!

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February 13, 2013
Today Maria Cristina Papetti, head of Enel Green Power CSR, and Antonella Santilli, Head of the Enel Green Power  External Relations in Chile, meet the community in Turunturu.  The “ingenieras”, together with Jeny and Paula, explain to the “comuneros”  the process for the installation of their solar kits. The inhabitants ask a lot of questions and are excited about the project. The installations in Turunturu will take place next week.

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Prime installazioni in Peru’

(for english see below)

Lunedi 4 febbraio 2013

Insieme a Don Felix e Alicia, i responsabili del progetto per la ong peruviana Labor, partiamo all’alba per raggiungere Japopunco, il villaggio a 4.800 metri di altitudine dove avvengono le prime installazioni dei pannelli solari. Dopo un’ora e mezza di sterrato arriviamo a destinazione, un agglomerato di una decina di case in mezzo ad una splendida “pampa” circondata da alte montagne innevate.

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Qui ritroviamo con emozione Reina, Isaida, Yeni, Rossana e Paula, le cinque “ingenieras solares” peruviane che hanno seguito il corso al Barefoot College di Tilonia. Il villaggio di Japopunco ospita anche un centro di educazione con un piccolo magazzino dove viene installato il “taller”, una centralina solare alimentata da quattro pannelli che servirà alle varie esigenze della comunità. In questo luogo Alicia riparte i kit solari alle famiglie che lo hanno richiesto: un pannello solare, una batteria, alcune lampade a led ed un pannello mobile per la ricarica della lanterna solare portatile. L’installazione costa alle famiglie 35 soles più una quota mensile di mantenimento di 5 soles (1 euro equivale a circa 3 soles). Don Felix ci spiega che il pagamento deve essere anticipato per evitare che le “ingenieras” vengano pagate nel giorno del mai, e che la quota mensile, oltre a comprendere la manutenzione, serve ad evitare che i pannelli vengano rivenduti altrove per poche centinaia di dollari, come era avvenuto con i pannelli distribuiti gratuitamente dal governo nel 2008.

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Seguiamo le tecniche del solare nelle loro lavoro ed entriamo nelle case, generalmente costituite da una camera da letto per tutta la famiglia e una cucina, entrambe di poco più di due metri quadrati e senza finestre.

Rimaniamo stupiti dalla velocità e competenza di queste “ingenieras” e ripensiamo alle facce sperdute e perplesse delle donne che avevamo seguito nei primi giorni del corso in India. Questa è decisamente la prova che il metodo Barefoot funziona davvero!

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Per filmare le installazioni dobbiamo letteralmente correre dietro alle nostre protagoniste che nell’arco di una mattinata installano i pannelli in tutte le case del villaggio, con una media di un pannello all’ora a testa. Mentre loro sono già in macchina per raggiungere le case più distanti usate dai pastori di lama e alpaca dove continueranno il loro lavoro, noi siamo costretti a gettare la spugna sfiniti dal mal di montagna e torniamo al campo base di Candarave.

Monday February 4, 2013

We’re leaving at dawn, together with Don Felix and Alicia, the project managers for the Labor Peruvian NGO, to go to Japopunco, the village at 4,800 meters above sea level, where the first installations of solar panels take place. After an hour and a half of dirt patch we reach our destination, a cluster of a dozen houses in the middle of a splendid “pampa” surrounded by high snowy mountains.
Qui ritroviamo con emozione Reina, Isaida, Yeni, Rossana e Paula, le cinque “ingenieras solares” peruviane che hanno seguito il corso al Barefoot College di Tilonia. Il villaggio di Japopunco ospita anche un centro di educazione con un piccolo magazzino dove viene installato il “taller”, una centralina solare alimentata da quattro pannelli che servirà alle varie esigenze della comunità. In questo luogo Alicia riparte i kit solari alle famiglie che lo hanno richiesto: un pannello solare, una batteria, alcune lampade a led ed un pannello mobile per la ricarica della lanterna solare portatile.
Here we are glad to meet again Reina, Isaida, Yeni, Rossana and Paula, the five Peruvian “ingenieras solares” who have followed the course at the Barefoot College in Tilonia. In Japopunco there is also an education center with a small store where the “taller” is installed, a solar controller powered by four panels, for the needs of the community. In this place Alicia brings the solar kits to the families who have requested it: a solar panel, a battery, some LED lamps and a moving panel to charge the portable solar lantern. The families have to pay 35 soles plus a monthly maintenance of five soles for the installatio (1 euro is the same as  3 soles).
We follow their techniques of work about the solar energy and we go into their houses which generally consist of a bedroom for the whole family and a kitchen, both a little more than two square meters and with no windows.
We are amazed by the speed and skill of these “ingenieras” and we remember the perplexity of the other women at the beginning of the course in India. This is definitely a proof that the method Barefoot really works!
To film installations we literally chase our protagonists who in a few hours install panels in every house of the village, with an average of one panel per hour each. When they are already in the car to reach the farther houses used by the shepherds of llama and alpaca where they will continue their work, we must throw in the towel exhausted because of altitude sickness and we go back to the base camp in Candarave.

Arrivo a Candarave, Peru

Domingo, 03 febbraio 2013

Oggi abbiamo lasciato il Chile per andare in Peru. Atterrati all’aereoporto di Arica e’ venuto a prelevarci un “carrettero” di nome Ulisses che ci ha fatto passare la frontiera tra Chile e Peru e ci ha condotto fino a Tacna.

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Qui finalmente abbiamo incontrato Don Felix, il nostro contatto peruviano che lavora con le comunita’ andine nel progetto delle installazioni dei pannelli solari. Con lui, dopo 4 ore di macchina, attraversando il deserto e le montagne, siamo arrivati finalmente a Candarave che sara’ la nostra base per raggiungere le varie comunita’ della provincia dove le 5 nonne peruviane hanno gia’ cominciato ad installare i pannelli. Ovviamente piove…ma domani e’ previsto il sole a Jacopunco, piccolo villaggio a 4.800 mt di altezza che visiteremo per effettuare le prime riprese. IMG_2806

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Partenza dal Barefoot / Arrivederci a marzo

1 ottobre 2012

Stamattina abbiamo salutato le nostre amiche della Solar Section. Entrati in classe abbiamo conosciuto sei nuove arrivate, quattro da Kiribati e due dall’Iraq, che completano il gruppo delle solar engineers. Le due settimane di ripresa sono terminate, il tempo è volato  ed è arrivato il momento di partire. In questi pochi giorni abbiamo condiviso con loro ogni momento: dalle ore di lezione ai pranzi nella mensa, dalle partite di pallavolo alla pausa per il chai, dai momenti di sconforto a quelli di gioia. Fin da subito ci siamo sentiti parte del gruppo della Solar Section e, oltre a fare le riprese, abbiamo fatto da interpreti dall’inglese allo spagnolo, abbiamo insegnato ad usare il cellulare a chi non ne aveva mai avuto uno e, dopo frequenti richieste, abbiamo aiutato ad organizzare una gita domenicale in chiesa per le donne di fede cattolica (la maggioranza del gruppo).
Nonostante ogni volta in cui dovevamo fare una ripresa ci fosse bisogno di spegnere ventilatori e facessimo morire tutti di caldo,  è nata una bella amicizia e in molte ci hanno chiesto di andare a filmare il giorno in cui installeranno i pannelli nelle loro case.

Arrivato il momento di partire, tutte ci hanno salutato, ognuna in una lingua diversa, ma tutte con un calore ed un trasporto che non aveva bisogno di traduzioni.  In realtà sappiamo che le rivedremo tra alcuni giorni a Jaipur per un incontro con Michelle Bachelet, direttrice dell’ONU per i diritti delle donne, e che a marzo torneremo per filmare la fine del corso, ma lasciare la Solar Section suona quasi come un addio e ce ne andiamo con un po’ di malinconia. E’ anche il momento di salutare Kevin, il nostro fonico di Bombay, che in questi giorni si è rivelato un ottimo traduttore e production manager di fondamentale aiuto in questa avventura.

Qui sotto trovate alcune immagini che raccontano il dietro le quinte di queste settimane di riprese al Barefoot di Tiloniya.

LEAVING BAREFOOT COLLEGE

This morning we said goodbye to our friends of the Solar Section. In the classroom, we met six newcomers, four of them from Kiribati and two from Iraq, which have completed the solar engineers’ group. The two weeks of shooting have come to an end, the time flew past and it’s already time to leave. In these few days, we have shared everything with them: classes and lunches, volleyball matches and chai time, moments of despair and those of joy. From the very first moment, we have felt part of the group of Solar Section and, besides shooting, we interpreted from English to Spanish, we taught how to use mobile phones to those who have never had one, and after frequent requests, we helped to organize a Sunday trip to the church for the Catholic women (the majority of the group).
Though every time we had to shoot we needed to turn off the fans and making everybody dying from heat, a beautiful friendship was born and many of them asked us to go filming the day of the panels installation in their homes.

At the moment of leaving, all of them said us goodbye in their own language, but  with a warmth and a passion that did’t need any translations. We know that we will see them again in few days at Jaipur for a meeting with Michelle Bachelet, UN director for women’s rights, and that we will return in March to film the end of their training, but leaving the Solar Section sounded like a goodbye and we felt a little melancholy. It’s also time to say goodbye to Kevin, our engineer from Bombay, that in these days has been also a good translator and a very helpful production manager in this adventure.

Here there are some pictures of the offstage of these weeks of shooting in the Barefoot.

500 LED lamps leaving for Peru / 500 lampade a LED partono per il Perù

Finalmente, dopo quasi due settimane di lezioni teoriche sui nomi dei componenti e sulle capacità delle resistenze dei circuiti, le nostre donne cominciano il lavoro pratico. Ad ognuna è stato dato un kit composto da cacciavite, forbici per tagliare i fili, saldatore e altri strumenti con i quali possono assemblare i circuiti e le lampade solari.

Oggi le abbiamo trovare concentratissime a montare 500 lampade a LED che dovranno essere spedite alle le loro colleghe del Perù del corso precedente che sono appena ritornate a casa.

Nel frattempo sulle prime pagine dei giornali peruviani si parla del rientro delle cinque donne “expertas en paneles solares” che avevamo conosciuto al nostro primo giorno al Barefoot College (vedi l’articolo “first impressions of india“).

A questo link trovate invece il servizio di una televisione locale sul rientro delle nuove barefoot solar engeneers peruviane.

500 LED LEAVING FOR PERU

Finally, after almost two weeks of theoretical classes on components’ names and circuits resistances, our women begin the practical work. Each of them receives a kit containing screwdriver, scissors to cut the wires, a soldering iron and other tools with which they can assemble circuits and sunlamps.

Today we find them very concentrated in assembling 500 LED lamps that will be sent to the colleagues in Peru that have just returned home after their training in Tilonia.

Meanwhile, the front pages of Peruvian newspapers talk about the return of the five women “expertas en paneles solares” that we met on our first day at the Barefoot College (see the article “first impressions of india“).

At this link you can find the report of a local television about the return of the new Peruvian barefoot solar engineers.

Un giorno al Barefoot College di Tiloniya

Oggi le nostre “nonne” sono venute a piedi dall’old campus al new campus per vedere uno spettacolo di marionette e musica organizzato per loro dalla communication section del Barefoot College. E’ questa l’occasione di visitare tutta la struttura del campus, 8 acri di terra, dove sono stati costruiti piccoli edifici che ospitano uffici e laboratori, ma anche abitazioni e dormitori per gli ospiti. Il campus infatti è strutturato come un piccolo villaggio autosufficente che offre tutti i servizi necessari: la mensa, la biblioteca, la posta, l’ambulatorio medico, la radio, il servizio taxi.

Fondato nel 1972 il Barefoot College nasce per dare soluzioni ai problemi delle comunità rurali e renderle autosufficenti nell’ambito della gestione dell’acqua, dell’educazione, della sanità, del lavoro artigianale. Gli obbiettivi del Barefoot sono l’emancipazione delle donne, il progresso sociale attraverso il lavoro e lo sviluppo della comunicazione ed infine l’ecosostenibilità attraverso l’energia solare. Nel tempo il modello Barefoot si è perfezionato e oggi è stato replicato nelle comunità rurali di 14 stati dell’India.

Il nome Barefoot College è composto dalle parole barefoot, traducibile in italiano con a piedi scalzi, a simboleggiare il valore e il riconoscimento dato dal college al sapere collettivo e ai saperi dei più poveri, e college, nel senso che in questo luogo si viene per imparare con una fondamentale differenza con i centri di apprendimento di tipo occidentale: gli insegnanti possono essere analfabeti, ma non per questo meno qualificati.

Nei due campus di Tiloniya, completamente ecosostenibili e autosufficenti,  vivono circa duecento persone che lavorano nei diversi reparti e laboratori. Sono artigiani, costruttori di pozzi, infermieri, carpentieri, muratori, ingegneri, autisti, cuochi…nessuno dei quali ha ricevuto una istruzione scolastica, ma che hanno imparato attraverso l’esperienza.

Poichè il Barefoot si basa sui principi di eguaglianza e gestione collettiva della struttura, nessuno dei lavoratori guadagna più di $150 al mese e il rapporto tra la paga più alta e quella più bassa non è mai più di 2 a 1. Al Barefoot non bisogna avere uno stipendio perchè tutto ciò che è necessario è comune: cibo, assistenza medica, elettricità, trasporti etc. I bisogni son comunque moderati perchè la vita al college è basata sulla semplicità e sull’austerità dello stile di vita: il cibo è vegetariano, non si servono alcolici o dolciumi, è vietato fumare, ognuno lava i propri piatti e le proprie stanze.

Accompagnamo le donne della Solar Section in una breve visita dei principali ambienti del campus tra cui i laboratori dove si producono tessuti, forni solari, quaderni, assorbenti e pannolini. Attraversiamo poi le varie sezioni tra cui quelle della radio, comunicazione, teatro delle marionette, il centro per la gestione delle acque, la posta, il centralino, la biblioteca e la mediateca.

Per chi volesse approfondire le attività, la gestione e la storia del barefoot college vi consigliamo di visitare il sito www.barefootcollege.org

A DAY AT THE BAREFOOT COLLEGE
Today our ‘grandmothers’ walked  from the old campus to the new campus to see a show of music and puppets the Barefoot College communication section had organized for them. A perfect occasion for us to go around and visit the whole campus, 8 acres of field, where they built small buildings with offices, laboratories, houses and dormitories for guests. The campus is like a small village with all the essential facilities: a dining hall, a library, a post office, a consulting room, a radio station and a taxi service.
Founded in 1972, the Barefoot College was born to give solutions to the rural community and make it self-sufficient in education, health, crafts and managing of water. The aims of the Barefoot College are the emancipation of women, the social progress, the development of communication and the eco-sustainability through solar energy.  The Barefoot model has been getting better and better with time and has been replied in the rural communities of 14 countries of India till today.
Its name is composed by the words barefoot (‘a piedi scalzi’, in Italian), that symbolizes the value the college gives to common and simple knowledge, and college, a center in which you can learn something in a totally different way, far  from the western model: here, teachers can be absolutely illiterate, but not less qualified for this reason.
In the two campuses of Tiloniya, totally self-sufficient and eco-sustainable, there are about two hundred people working in the different sections and laboratories. They are artisans, wells builders, nurses, carpenters, engineers, drivers, cookers. None of them has never been educated, but they all learnt their work by experiencing.
As the Barefoot is based on equality and common managing of the structure, none of the workers gains more than $150 in a month and the ratio between the highest and the lowest pay is never more than 2 to 1. At the Barefoot you needn’t a salary as all you need is shared: food, health assistance, electricity, transports, and so on. The life is really simple and austere: vegetarian food, no alcohol or sweets allowed, no smoking. Moreover, everyone cleans his own dishes and room.
With the women of the Solar Section, we went around the campus sections, visiting clothes, solar ovens, notebooks, pads and diapers laboratories. We went also through the radio station, the communication section, the puppets theatre, the center for water management, the post office, the telephone switchboard section, the library and the media library.
(For further information about activities, management and history of the Barefoot College, check the webpage www.barefootcollege.org)